lunedì 27 luglio 2015

Chi paga se la badante si fa male e va in infortunio?

Nel caso la badante si faccia male, l'Inail copre l'infortunio, purchè sia avvenuto durante le ore di lavoro e quindi in casa dell'assistito. Cioè solo in caso si tratti di infortunio sul lavoro.
E' prevista un'indennità giornaliera per inabilità temporanea che renda impossibile lavorare.
C'è un eventuale rendita per inabilità che venga riconosciuta permanente.
Può essere anche pagato un assegno una tantum, agli eredi in caso di morte della lavoratrice.
In caso l'infortunio richieda ausili o protesi queste verranno fornite gratuitamente dopo verifica medica da parte di uno specialista. Possono anche essere dispensate, cure (solo le cure e non viaggi e residenze) presso località climatiche o termali,  e le normali cure ambulatoriali normalmente erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Occorre fare una denuncia alle forze dell'ordine e all'Inail.

cosa può succedermi se pago la badante metà in nero?

Nell'immediato probabilmente nulla. Sarà difficile che qualcuno venga a controllare. I problemi inizieranno alla fine del lavoro quando la badante (anche se avesse chiesto lei stessa di essere pagata in nero, aprirà una vertenza per aver lavorato ore che non le sono mai state pagate). Non essendoci nulla di scritto, sarà difficile poter dimostrare che l'avete pagata. Con una denuncia del genere, per aver frodato l'INPS, e aver "frodato" la badante, che sarà stata "costretta" a non pagare tasse, e quindi una conseguenza indotta di frode verso il fisco, è prevista una pena come il carcere. Pagate il giusto, in regola e registrate tutto senza regalare nulla. Oggi le badanti hanno a disposizione avvocati, anche della loro stessa nazionalità, che vivono in Italia di vertenze.

sabato 25 luglio 2015

la badante è in malattia ... chi paga?

La badante deve avvisare subito il datore di lavoro e presentare un certificato medico. Se convivente, il certificato è necessario solo se il datore di lavoro lo richiede o se la malattia arriva quando la badante non è presente in casa del suo assistito (ferie, giorno libero, festa ecc.).
L'indennità di malattia è a carico del datore di lavoro.
Quindi il datore di lavoro dovrà pagare il 50% della paga, fino al terzo giorno consecutivo di malattia (più l'eventuale indennità di vitto e alloggio se non usufruita). Dal quarto giorno in poi, il datore di lavoro pagherà il 100% della retribuzione (paga intera), fino al raggiungimento massimo dei giorni dovuti in base all'anzianità di lavoro della badante. I giorni successivi a questo termine, non verranno pagati né dal datore di lavoro né da alcun ente previdenziale.
Il datore di lavoro è tenuto a pagare fino un massimo di 8 giorni consecutivi in un anno, per anzianità di servizio fino a 6 mesi. Fino a 10 giorni consecutivi nell'anno, per anzianità da 6 mesi a due anni. Fino a 15 giorni consecutivi per anzianità oltre due anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro.
La badante non può essere licenziata durante il periodo di malattia e il posto va conservato per 10 giorni per chi ha fatto sino a 6 mesi di lavoro presso lo stesso datore di lavoro, mentre il posto sarà conservato per 45 giorni per chi ha anzianità di servizio da 6 mesi a 2 anni, e sarà conservato per 180 giorni per chi ha un'anzianità di servizio di oltre 2 anni.

venerdì 24 luglio 2015

Quante badanti può assumere un anziano con accompagnamento?

Infinite, purchè abbia abbastanza soldi per pagarle tutte regolarmente. I comuni non aiutano di più chi assume più badanti e l'accompagnamento o il riconoscimento dell'invalidità al 100% con diritto all'assegno di 509 Euro mensili, non dipende dal numero di badanti assunte. Può averlo anche un anziano accudito dalla famiglia.

mercoledì 22 luglio 2015

Come faccio per avere la Social Card?

La Social Card è una carta simile alle prepagate emessa da Poste Italiane.  Viene concessa a italiani e stranieri che abbiano più di 65 anni e che siano in condizioni disagiate (in difficoltà economica). Non sono caricati soldi ma si può comprare a debito per 40 Euro al mese. Poi pagherà lo stato. Viene "caricata" ogni due mesi e la si può usare per pagare le bollette della luce e del gas e per acquistare prodotti alimentari. Si acquista nei negozi/supermercati convenzionati che espongono (vetrofania), il simbolino azzurro, con disegnato un carrello della spesa e la scritta "CARTA ACQUISTI" (non può essere usata per ritirare contante come una carta Bancomat). Come si ottiene? Primo passo, si va in un CAF con i documenti delle proprietà che si hanno (depositi, conti, correnti, titoli, immobili ecc.). Il modello compilato (serve per la richiesta dell'ISEE) viene inviato all'INPS, che fa tutte le verifiche del caso e in una quindicina di giorni ritorna online il modello certificato al CAF. Si va ora in un patronato, con carta d'identità, codice fiscale, modello ISEE e li compilano il modulo di richiesta che andrà riverificato ogni anno con il modello ISEE annualmente aggiornato (Con il modello ISEE si può chiedere un'agevolazione anche sulle tariffe di luce e gas, si fa sempre al CAF). Il modello può anche essere ritirato alle poste, è di semplice compilazione, si indicano i propri dati, un documento di riconoscimento, il codice fiscale, i componenti del nucleo famigliare e si spunta la casella di prima richiesta o di rinnovo della carta. Con il modello compilato si va alle poste, che inseriscono i dati e inviano di nuovo tutto all'INPS e poi si resta in attesa arrivi a casa la lettera di conferma che la carta è stata assegnata, e che si può ritirare all'ufficio postale dove è stata iniziata la pratica. Non tutte gli uffici postali sono abilitati a dialogare online con l'INPS, ma sul sito delle "Poste" si possono individuare quelli più vicini alla propria abitazione.

mia madre non vuole la badante, come fare?

Succede che uno dei due anziani genitori abbia bisogno di maggior assistenza dell'altro. Capita che quello che sta meglio non voglia badanti in casa. Capita che quello che sta peggio non pensi di stare così male da dover andare in un ospizio. Non sempre i figli possono impegnarsi in prima persona. Che fare? Lasciare le cose come stanno e aspettare, sperando che i genitori accettino col tempo una persona in casa o occuparsi personalmente dei genitori e abbandonare in tarda età il lavoro?  La vita media dura sempre di più e ci si ritrova anziani ad accudire anziani. Abbandonare il lavoro pensando poi eventualmente di riprenderlo, è irrazionale, con la già troppa disoccupazione giovanile che c'è. Lasciare il lavoro, vorrebbe dire, compromettere definitivamente gli anni di contributi accumulati, rendendo ancora più precario il proprio "ultimo" futuro, nel periodo della vita in cui si è più fragili? Non agire è perseguito penalmente dal codice penale art. 591 e si chiama "abbandono di incapace", perchè un anziano in difficoltà, anche se completamente lucido, non è ovviamente sufficiente a se stesso e quindi anche incapace.
Le strade sono due:
1) Farsi firmare dal genitore che si oppone all'assistenza (con la certezza, sia in grado effettivamente di intendere e volere, altrimenti si sbaglierebbe due volte) una dichiarazione di responsabilità dove sia scritto ben chiaro che "si impedisce al figlio/i di assumere badanti per i genitori ammalati e/o in difficoltà". Per tutelarsi (se non moralmente) almeno giuridicamente da future denunce da parte di chicchessia (medici, Asl, forze dell'ordine, assistenti sociali ecc.)
2) rinunciare al proprio lavoro e occuparsene direttamente.
Cosa si rischia non occupandosene?
Chi ha dei genitori non autosufficienti e non se ne occupa, è perseguibile penalmente con una condanna da sei mesi a cinque anni di carcere. La pena passa da uno a sei anni di carcere se la non curanza porta a lesioni personali dell'anziano e da tre a otto anni se ne consegue la morte. Le pene possono anche essere aumentate se chi dovrebbe aver cura della persona non autosufficiente è il coniuge capace di intendere, volere e accudire o figlio legittimo, adottato o tutore. E' sempre meglio convincere il coniuge che sta meglio, ad accettare l'idea di avere un aiuto in casa per l'anziano che sta peggio. Le pene alle quali si va in contro, delle volte sono argomento convincente.

Chi deve pagare alimenti e badante dell'anziano?

I parenti prossimi sono tenuti a contribuire per legge al sostegno materiale dell'anziano. Il grado di parentela e l'ordine contributivo in questo impegno sono stabiliti dall' art. 433, 441 e 443 del codice civile.
Il coniuge dell'anziano e i figli non possono esimersi dal farlo nemmeno rinunciando all'eredità. L'art. 458 stabilisce poi che non è possibile rinunciare ad un'eredità quando questa non sia ancora in corso. L'art. 591 del codice penale stabilisce chi viene perseguito in caso di abbandono di incapace e la vecchiaia di per se è una precaria incapacità all'essere autosufficienti.
L'unico limite è fissato nell'intera capacità di chi deve dare ("non oltre", quindi non si è tenuti ad esporsi a debiti per passare gli alimenti al genitore). Ciò però vuol anche dire che tutti dovranno presumibilmente dare un contributo in parti uguali (anche perchè se così non fosse, si avvantaggerebbe di più il figlio spendaccione rispetto a quello risparmioso). In pratica la cifra verrà ripartita in parti uguali come se si trattasse di dividere l'eredità salvo diversa valutazione del giudice. La cifra da raccogliere sarà quella sufficiente a una vita decorosa dell'anziano (art. 438 e art. 441 del codice civile) e tutti i figli dovranno concorrere in proporzione alle rispettive effettive possibilità economiche oppure dovranno farsi carico a turno di ospitare l'anziano o pagargli una retta presso una struttura o una badante nella sua abitazione. Il giudice può anche decidere con carattere d'urgenza che uno solo dei figli si faccia temporaneamente carico del genitore in attesa di una più equa ripartizioni di impegno e di denaro.
Generalmente per risolvere le cose si nomina un amministratore di sostegno che può essere estraneo o della stessa famiglia che si impegni a raccogliere le sostanze necessarie e che risponde direttamente al giudice tutelare. Se non si viene a un'accordo si può denunciare la situazione ai carabinieri, all'ASL competente, o ad un'assistente sociale

domenica 19 luglio 2015

Quanti giorni di ferie spettano alla badante ogni anno?

26 giorni, qualsiasi sia il numero di ore lavorate. Le ferie non potranno essere divise in più di due periodi l’anno, e comunque concordati in modo da rispettare le esigenze del lavoro e della badante. Durante il periodo di assenza per ferie, la badante ha diritto alla stessa paga che prenderebbe se lavorasse. Il diritto alle ferie è irrinunciabile e generalmente viene utilizzato da giugno a settembre. Le ferie non possono essere fatte durante il periodo di: preavviso, malattia, infortunio o maternità. La badante convivente che usufruisce di vitto e alloggio, ha diritto, per il periodo delle ferie, al compenso sostitutivo (poco più di 5 Euro per vitto e alloggio, salvo aggiornamenti del contratto). In caso di licenziamento, dimissioni, o inizio del periodo di ferie, prima di aver raggiunto un anno di servizio presso lo stesso datore di lavoro, spetteranno alla badante tanti dodicesimi del periodo di ferie quanti sono i mesi di lavoro effettivamente fatti. Quindi 26 giorni anno, diviso 12 mesi, uguale a 2,17 giorni ogni mese di lavoro. Nel calcolo delle ferie non sono compresi i giorni liberi concessi dal datore di lavoro a causa di propri impedimenti per visite mediche, ricoveri, periodi riabilitativi ecc. Per lavoratrici che abitano molto lontano dal posto di lavoro e tornano a casa durante il periodo di ferie, compatibilmente con le esigenze di lavoro, potranno essere uniti i giorni previsti per due anni (52 giorni consecutivi) da farsi una sola volta dopo due anni di lavoro.

Chi aiuta l'anziano che non può pagare la badante?

Assumere una badante spesso si rivela più dispendioso del prenderne una da una cooperativa. Ma quali sono gli aiuti che possono venire dallo stato o da altri enti a favore di una situazione di precarietà economica? Le prime due cose da fare, sono una economica e l'altra medica. Per accedere a dei contributi occorre dimostrare effettivamente di essere poveri. Il primo passo consiste nella compilazione del modello ISEE. Basta andare in un patronato che assiste anziani e portarsi: CUD  dell'Inps (presupponendo si tratti di pensionato), eventuale denuncia dei redditi dell'anno precedente, proprietà immobiliari, portafoglio titoli, giacenza media sui conti correnti dell'anno precedente (la manda ogni istituto di credito banca/posta con l'estratto conto di fine anno). Il patronato inserisce i dati e invia tutto all'INPS che nel giro di 15/20 giorni risponde. A quel punto se si rientra in determinati parametri si potranno avere sconti su luce, acqua e gas e magari si riuscirà ad avere una social card (una carta tipo "bancomat", precaricata da spendere fino ad esaurimento della cifra messa a disposizione). La seconda operazione da fare e inoltrare una richiesta motivata di invalidità all'Inps. Si parte con delle visite specialistiche che attestino handicap che rendono impossibile la vita in modo autosufficiente, cecità, infermità motoria, sordità decadimento cognitivo ecc. Tramite il medico di base si prepara un apposito modulo che attraverso un patronato viene inviato online all'INPS. Seguirà una chiamata per una visita medica fiscale per accertare la veridicità degli scritti presentati. Se verrà riconosciuta un'invalidità al 100% si otterrà un assegno di accompagnamento di 509 Euro mensili. Ci possono poi essere aiuti comunali erogabili sempre in base all'ISEE, o magari contributi per chi assume una badante. Certi comuni lo fanno altri no dipende dalla disponibilità di cassa. Occorre informarsi presso il proprio comune ,meglio se con già il modello ISEE in mano.

sabato 18 luglio 2015

cosa fa l'assistente sociale?

L'assistente sociale è una figura professionale che opera autonomamente in favore di individui o gruppi (famiglia) in difficoltà. Autonomamente ma subordinatamente alla struttura nella quale è stato assunto. Operare, non vuol dire risolvere tutti i problemi, e certe volte il lavoro dell'assistente sociale, può persino risultare d'intralcio al quieto vivere di una famiglia.
L'assistente sociale si incontra soprattutto nelle strutture pubbliche, per esempio: ospedali, consultori familiari, comuni, nelle strutture geriatriche, nelle unità che valutano handicap. nelle comunità di accoglienza, nei tribunali ecc..
Generalmente cosa può fare per una famiglia con un anziano in difficoltà? Se lo si trova in comune può disporre di una serie di supporti e aiuti che il comune da (se il comune stesso però, ha deliberato e ha stanziato fondi per il sociale). Può indirizzare la famiglia verso organizzazioni che prestano aiuti specifici (patronato, ASL, Inps, medico di base, RSA ecc.). Lo si può trovare anche in ospedale, dove può fare da tramite tra RSA, ASL e struttura ospedaliera, per facilitare la famiglia nel trovare soluzioni idonee al proprio anziano. Difficilmente un assistente sociale trova una soluzione per tutti, perchè contattando diversi soggetti che gestiscono in modo autonomo il problema del non autosufficiente, è costretto a demandare ad altri il problema, ed eventualmente anche la soluzione. L'assistente sociale da indicazioni, chiede l'intervento comunale, può anche chiedere l'intervento delle forze dell'ordine, indirizza verso soluzioni assistenziali a domicilio, mettendo eventualmente in contatto ASL e privato, ma poi è il cittadino che deve darsi da fare, salvo casi di grave conclamato disagio, per il quale non esista famiglia, o pur essendoci, non sia nella condizione economica e mentale per risolvere una situazione estremamente difficile.